Salvatore Spoto, Giornalista E Scrittore Italiano
Salvatore Spoto è un giornalista e scrittore italiano. Ha lavorato per molti anni a Il Messaggero occupandosi di cronaca, cultura e turismo. Ha collaborato anche con il Resto del Carlino, Repubblica, Espresso e Panorama. È titolare di corsi di scrittura e laboratori di Giornalismo e Comunicazione. E’ autore di numerosi libri di ricostruzione storica, presentati nelle maggiori rassegne editoriali, in Italia ed all’estero. Vanta prestigiosi riconoscimenti. Tra le sue opere sulla Sicilia, vanno menzionati “Sicilia antica”, “Sicilia normanna”,“Sicilia templare” e “I Gattopardi”, editi da Newton & Compton, presenti anche nei cataloghi di librerie e di grandi università italiane ed estere.
Salvatore Spoto si racconta….
Posso dire di essere nato con la “penna in mano”. Avevo, infatti, meno di 10 anni quando cominciai a mandare miei scritti (barzellette e freddure) al “Corriere dei piccoli”. Me ne pubblicavano, pagandomi. Autofinanziavo l’acquisto di giocattoli e penne, queste ultime mi facevano gioire.
Come ama definirsi?
“Dattilografo pensante”, è una frase nata per caso, svolgendo la professione di giornalista. Ricordo i turni di notte nella cronaca del primo giornale di Roma. Accadeva sempre qualcosa, soprattutto episodi luttuosi, proprio quando si stava per “chiudere” il giornale in tipografia. E allora era necessario “coprire” la notizia per evitare quello che viene definito “buco” in gergo. Bisognava scrivere, battendo rapidamente sui tasti, inseguiti dallo sguardo nervoso del “caporedattore di notte”, provando a capire e poi descrivere come poteva essere accaduto quell’episodio, buttando nel calderone delle parole buone manciate di “pare”, “sembra” e molto condizionali.
Cosa significa per lei scrivere?
Vivere, sognare, lavorare, guadagnare, per me scrivere è tutto, anche guarire. Impegnarmi in un libro è inizialmente un rito fatto di concentrazione, lunghe meditazioni nel corso della stesura della “scaletta” (quella che nel gergo teatrale viene chiamata “canovaccio”. E poi l’”attacco”, come lo chiamo, l’”incipit” come, invece, altri lo definiscono, che dev’essere forte, deciso, capace di catalizzare l’attenzione del lettore fin dalle prime parole. Questo lavoro per me significa anche benessere. A prescindere dalla sorte del libro, scrivere mi fa bene. Aiuta, infatti, a estraniarsi dal mondo e, quindi, di liberarsi da lacci e laccioli mentali procurati dallo stress quotidiano. La nascita del mio primo libro è legata a uno di quei periodi scuri che capitano ai giornalisti che non gradiscono “padroni”. Capitò un periodo che vide la mia penna inerte. Mi davano lo stipendio ma non passavano lavoro. Ero in punizione. Così decisi di scrivere un libro. Nacque la “Storia delle carte da gioco”, non sapevo e non so giocare, ma i Tarocchi finirono per rivelarmi la loro origine. E scaccia lo stress.
A cosa si sta dedicando attualmente?
Testi di narrativa, puntando a scoprire personaggi ed eventi sorprendenti. Penso anche al teatro. Sto lavorando a casi e personaggi, soprattutto antichi, che sembrano anticipare la società moderna. Credo che il lettore abbia bisogno di punti di riferimento nella storia per orientarsi nella società moderna.
Qual è l’aspetto più bello del suo lavoro?
La creatività, le emozioni che procura, il sorriso di sincera gratitudine dei lettori. Mi piace incontrare i giovani, seguirli, dedicare loro il mio tempo disponibile. Sotto l’aspetto personale, la mia vita di scrittore mi tiene molto vicino a Liliana, mia moglie. E’ la mia principale collaboratrice: la prima a leggere la “scaletta” e a correggere la bozza iniziale del libro. Abbiamo firmato insieme un libro dedicato all’antico porto imperiale di Roma che ha arricchito con le sue splendide fotografie.
Cos’è la noia per uno scrittore?
La rilettura dei testi, il cosiddetto “editing”, vale a dire l’individuazione dei refusi. È anche uno stato che rischia di farmi riscrivere il libro. Debbo controllare la forte carica di autocritica, incanalandola sui giusti binari. Credetemi, è noioso mettersi in discussione per poi concludere sull’inutilità di farlo senza motivazione.
Come immagina i suoi lettori?
Attenti, giustamente esigenti. Faccio di tutto per dare notizie e sorprenderli. Anche perchè un libro ha un costo. È giusto ripagare chi ha scelto di spendere soldi per una lettura che ritiene valida.
E lei, che tipo di lettore è?
Sono un lettore molto attento non solo allo svolgimento della trama ma anche alla costruzione grammaticale del testo. Critico al massimo, come lo sono i giornalisti. Non dimentico, infatti, di essere nato nella culla giornalismo e, tra le mie specializzazioni, c’è la critica letteraria.
Ha dedicato molti dei suoi libri alla storia romana e più in generale a quella dell’Italia. Ma cos’è per lei la storia?
Un viaggio nel passato per cercare i germogli della moderna civiltà con i propri pregi e difetti. La storia, non solo quella che viene insegnata a scuola, è una materia fondamentale per la crescita sociale. Bisognerebbe scavare nei periodi storici e tra i personaggi per conoscerli come modelli del futuro da proiettarli nel presente. Il principio enunciato da Giambattista Vico sui “corsi e ricorsi storici” è profondamente vero.
C’è qualcosa che non ha fatto e che invece avrebbe voluto fare in questi anni di carriera?
Creare un nuovo giornale per dare lavoro a tanti giovani. Purtroppo non si vive di utopie, aprire ai giovani le porte di una redazione significa assicurare loro un giusto compenso. Io non avrei potuto farlo. Non sono un organizzatore e non so chiedere soldi a nessuno. Meglio, dunque, non creare illusioni.
Da cos’è nata la sua passione per il giornalismo?
Dalla passione per lettura, da ragazzo ho iniziato a divorare libri, e l’amore per la scrittura che è il mio miglior modo per esprimermi. Da giovane, quand’ero colpito da una donna, non stavo a biascicare melasse parole, ma le scrivevo. A Liliana, allora fidanzata, ho scritto una lettera al giorno per la durata del fidanzamento.
Nella sua carriera, ci sono state alcune occasioni in cui le è costato dire la verità?
Tante, alcune mi sono costate care e ho subito violenza, ma ho fatto il mio dovere. Per essere sincero mi è capitato di essere umiliato, ma ne sono sempre uscito a testa alta.
Nel corso della sua carriera, ha incontrato delle difficoltà? In che modo e grazie a chi le ha superate?
Forza di volontà e attaccamento alla mia professione. Soprattutto sono stato caparbio. Da giovane, ancora collaboratore esterno, mi guadagnai l’assunzione come premio per avere portato notizie che nessun giornale era riuscito a conoscere. Bisogna sempre ricordare il principio “volere è potere”.
Si ricorda uno dei suoi articoli che ha generato più reazioni?
In un trentennio e oltre, non sono mancate reazioni. Ricordo, per esempio, l’inchiesta sui “canoni neri” nelle spiagge, ma è uno di una lunghissima lista, che comprende anche aggressioni nei miei confronti.
Lei in 3 pregi e in 3 difetti:
Pregi: romantico, creativo, deciso. Difetti: pigro, disordinato, svagato
Com’è nel privato Salvatore Spoto? Cosa le fa più paura?
Voglia di uscire, amante e giocherellone con i gatti di casa, aspirante cuoco costretto a recedere causa bruciature da olio o acqua calda, timoroso della proteste di moglie e amici per pasta scotta o insipida. La paura? Perdere un testo, scritto con passione e impegno, salvato su una “penna” da portare a un editore, ma che non riesco a trovare.
E cosa la rende felice?
I Premi letterari, quando mi vengono conferiti come riconoscimento del mio lavoro, indubbiamente sono motivo di grande felicità. Tra i tanti, dal “Premio Telamone” al “Premio letterario delle Regioni d’Italia” ed altri, recentemente mi è stato consegnato il “Premio Antica Ostia”, su segnalazione degli amici dell’Associazione culturale “Clemente Riva” che si batte per la cultura organizzando una “Fiera del libro” destinando i fondi in beneficenza. Aiutare la gente a vincere le ingiustizie. L’aver scelto di fare il cronista “da marciapiede”, restando il meno possibile in redazione, ha reso la mia professione molto sacrificata e rischiosa, ma mi ha appagato professionalmente e umanamente perchè mi ha permesso di conoscere bassezze e grandezze dell’umanità.
Un consiglio a chi vorrebbe seguire le sue orme:
Chi sogna di fare il giornalista o lo scrittore sappia che si troverà solo davanti a strade in salita ripida e aspra. Non pensate che siano utili le raccomandazioni: sono professioni dove si vince per capacità. Vale chi scrive cose che piacciono ai lettori di giornali o libri. Se una “penna” non piace, non avrà futuro. Questo significa che occorre seria e dura preparazione. Occorre confrontarsi con gli altri, capire dove e perchè si è inferiori. Mai essere invidiosi ma cercare di “studiare” stile e tecnica di chi è considerato bravo. Uno che vale, prima o dopo, troverà la strada.
Botta & Risposta
Se potesse essere un libro o un personaggio di un libro, chi sarebbe? “Il milione” di Marco Polo
Il libro sul comodino: Il comodino è un’appendice della biblioteca che conta migliaia di libri. Ci sono testi digiovani aspiranti scrittori che mi chiedono consigli sui loro testi, ma anche libri di avventura, viaggi, psicologia…ma il mio “amico” della notte è il poeta romano Catullo.
Citazione preferita: Una rosa nel cuore, il pugnale tra i denti ( come dire: sentimento, solidarietà ma anche decisione, costi quel che costi, per raggiungere un obiettivo)
Scrittore preferito: Tanti, non vorrei fare torti a nessuno….ne cito un paio: Italo Calvino e Ercole Patti
La frase di un tuo libro che preferisce… Non voglio ricordare qui tutte le pagine di Seneca….è il saggio per eccellenza!
Cosa le fa più paura? Il timore di non riuscire a offrire ai lettori un libro capace di soddisfarli appieno
Cosa non deve mancare sulla sua scrivania: Una candela profumata o un incenso che brucia, mi conciliano i pensieri quando scrivo
Ciò che non farebbe mai: Ingannare una persona, soprattutto se ripone fiducia in me.
Passatempo preferito: Raccontare la natura e l’umanità con la fotografia
Il viaggio che vorrebbe fare: Il giro del globo terraqueo in nave per incontrare il mondo e raccontarlo









