Roberto Chevalier E Il Mondo Del Doppiaggio
Roberto Chevalier, attore, doppiatore, dialoghista e direttore del doppiaggio, ha doppiato numerosi personaggi televisivi e cinematografici. Dal piccolo Lucky, il dalmata della “Carica dei 101” al Tom Cruise di “Magnolia”. Numerosi i successi collezionati durante una carriera ricca di opportunità e soddisfazioni. Tra i grandi attori a cui Chevalier ha prestato la sua inconfondibile voce, troviamo Tom Hanks, David Bowie, Andy Garcia, Jhon Travolta e molti altri ancora.
Come si è avvicinato al mondo del doppiaggio?
Ho cominciato tutto da bambino, molto presto. Ho iniziato facendo l’attore e come succede ancora ora, se sei molto bravo, i registi, gli attori e i tuoi colleghi diffondono la voce e tu vieni chiamato per lavorare. Ho iniziato all’età di 5 anni e a 6 anni lavoravo già in televisione, nel doppiaggio e a teatro.
Quando ha capito che il suo lavoro sarebbe stato il doppiaggio?
Il mio lavoro è fare l’attore. Il doppiaggio lo reputo una specializzazione, divenuta preminente in seguito ad una scelta di vita. Nell’ 80 lavoravo presso il teatro Piccolo a Milano già da 4 anni con l’Arlecchino e avrei dovuto trasferirmi a Milano definitivamente, per poter lavorare otto, nove mesi. Quell’anno purtroppo, mio padre morì, mia madre si ammalò di cancro ed io avevo un bambino piccolo. Quindi feci una scelta di vita per seguire gli affetti. Mio figlio aveva il diritto di vivere una vita tranquilla, mia madre aveva bisogno di essere accudita e quindi rinunciai a lavorare al Piccolo di Milano. Mi fermai a Roma, dove continuai a fare teatro per 5 stagioni, però era molto faticoso. Lavorare tante ore, poi la sera dover affrontare uno spettacolo. Due turni al giorno, prove, più spettacolo finale, era tutto molto impegnativo anche per un 35enne. Per cui decisi di dedicarmi esclusivamente al doppiaggio, che già faceva parte della mia vita. In seguito arrivarono gli attori grossi, poi arrivò la direzione del doppiaggio.
E’ soddisfatto del suo percorso lavorativo o ha qualche rimpianto?
Mi sarebbe piaciuto continuare con il teatro, ma nessuno avrebbe potuto dire come sarebbe andata. Per i risultati che ho ottenuto, sono diventato comunque un numero uno, quindi mi va bene così.
Quali sono gli aspetti positivi del suo lavoro? E quali quelli negativi?
Uno degli aspetti positivi è quello di riuscire ad esprimersi in una forma artistica e di livello. Quelli negativi sono legati agli aspetti economici, perché magari il cliente ha risorse differenti, ma vorrebbe un determinato risultato. Desidera una Ferrari, pagandola come fosse una 500, siccome non si può fare, allora devi attrezzarti per non realizzare una Ferrari, ma neanche una 500, perché sei un professionista. Quindi devi cercare di realizzare una cilindrata di mezzo. Purtroppo non dipende da noi, ma sempre dal cliente, il quale dovrebbe essere il primo a desiderare una maggiore qualità del prodotto, ma le condizioni di mercato, la crisi economica ed altre situazioni simili, non gli permettono di raggiungere il suo obiettivo.
Al momento, ha qualche nuovo progetto in cantiere?
Ora è appena uscito Mission Impossibile 4 ed ho appena finito di dirigere il doppiaggio del primo film di Laura Morante che si chiamerà “Ciliegine” o “Ciliegina sulla torta”, non hanno ancora deciso. Ora dirigerò il doppiaggio di “Dracula” di Dario Argento e sto per iniziare la 12esima serie di CSI: Las Vegas. Poi ci sono tante altre cose che bollono in pentola.
Cosa vuol dire per lei doppiare? E cosa recitare?
Recitare vuol dire che sono io a creare il personaggio, dandogli una fisionomia, una mimica. Invento come parlerà, come si muoverà, come gesticolerà, come gestirà la mia immagine sul palcoscenico o nella pellicola. Doppiare invece, significa recitare sui tempi di un altro, quindi spersonalizzarsi e diventare il doppio di un altro e saperlo fare al meglio. Sono due cose diverse, ma che alla base, hanno un comune denominatore, cioè saper recitare.
Cosa prova nel risentire la sua voce in tv?
Controllo se ho fatto bene o se potevo fare meglio. Nessun tipo di emozione, perché ormai la conosco. Diciamo che mi piace controllare e rendermi conto del lavoro svolto.
Preferisce doppiare o recitare?
Tuttora continuo a recitare in qualche fiction, interpreto ruoli secondari che non vanno a sovrapporsi ai miei impegni di doppiatore. Ma nasco come attore e quindi mi piacerebbe continuare a fare l’attore, anche se oramai sono in un ingranaggio che lascia poco spazio a queste cose.
Che consiglio darebbe a chi si avvicina al mondo del doppiaggio?
Di intraprenderlo in maniera professionale ed in maniera seria. Quindi di non tentare avventure senza avere una solida preparazione e comunque, di affidarsi a professionisti.
Qual è stato il doppiaggio più complicato che ha fatto? E quello più riuscito?
Lo stesso. “Truman Capote – A Sangue Freddo”, che ha richiesto uno studio vocale interpretativo notevole. Nessuno si aspettava che io, con una voce rotonda, morbida, maschia, sarei stato capace di interpretare la voce di un gay, pieno di difetti di pronuncia, con la voce stridula. Ho vinto un provino ed ho vinto un terno a lotto professionale, perché ho avuto la possibilità di fare una cosa molto diversa da me, fuori dai miei canoni. Il risultato è stato ottimo. Un altro ruolo che mi è piaciuto molto è quello di Tom Cruise in Magnolia, un ruolo molto aggressivo, tosto, duro, impegnativo.
Cosa pensa della tv del momento?
La prossima domanda?
La prossima è: cosa preferisce e cosa, invece, eliminerebbe dal palinsesto?
La prossima domanda? A parte gli scherzi..mi piacerebbe che si tornasse a fare una televisione seria, di cultura, la televisione che forma, che trasmette messaggi. E non quella televisione che dà importanza solo alla forma e che intrattiene. Non la guardo più la televisione.
Pensa che i doppiatori e le doppiatrici abbiano il giusto spazio nel mondo dello spettacolo?
Nel momento in cui hanno modo di potersi esprimere al meglio e viene loro riconosciuta la professionalità, sia a livello economico sia a livello professionale, nel senso che viene dato loro la possibilità di farlo al meglio, sì. Purtroppo questo spazio si sta riducendo sempre di più.
In cosa consiste il lavoro di direttore del doppiaggio?
Il direttore del doppiaggio è un po’ il regista del doppiaggio. Scegliere la voce adatta sia per capacità artistica, sia per timbro vocale, sia per aderenza al corpo e all’emotività dell’attore. Quindi bisogna guidarle nel percorso, perché alla fine ne deve venire fuori un’ interpretazione simile all’originale.
Per diventare un doppiatore, bisogna avere delle doti particolari?
Saper recitare. Ad esempio per fare il chirurgo, bisogna studiare medicina, perché il chirurgo è una specializzazione, così come lo è il neurologo, l’analista. Sono tutte specializzazioni di una professione, quella di medico. Allo stesso modo, per fare il doppiatore, bisognerebbe saper recitare e da questa derivano una serie di specializzazioni, come il teatro, il cinema, la radio…
Botta & Risposta
La collezione: Ho collezionato per un periodo dei modellini di macchinette, poi non avendo uno spazio dove metterle, ho dovuto interrompere. Poi ho collezionato numerose riviste di turismo, che sempre per mancanza di spazio ho dovuto abbandonare. Ma la collezione più bella ce l’ho nella mia testa. Una serie di ricordi e di bei momenti.
Cosa le piace fare nel suo tempo libero? Mi piace soprattutto stare con le mie bambine e con mio figlio grande. Gestire i miei hobby, la subacquea e il modellismo e dedicarmi ai vini, che amo molto e cucinare. Vedere gli amici..
Penna o Computer: Computenna oppure Pennuter a seconda delle esigenze. Entrambi sono importanti
Cosa non deve mancare sulla sua scrivania: L’ordine
Il libro sul comodino: Siddharta
Personaggio storico: Mi piace molto la storia, ma non c’è un personaggio che mi ha colpito particolarmente
Citazione preferita: Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te stesso
Rimpianti o rimorsi? Un po’ di tutti e due e nessuno dei due. E’ meglio vivere di rimorsi, ma a volte un rimorso può non farti sbagliare in futuro. Quindi, diciamo un giusto mix di tutti e due
Si descriva in tre aggettivi: Buono, corretto ed esigente
Presente, passato o futuro? Futuro









