Paolo Genovese, Regista Italiano
Paolo Genovese, regista italiano, dedica tutta la sua vita alla sua passione e al suo lavoro: la regia. “La banda dei Babbi Natale”, “Questa notte è ancora nostra”, “Nessun messaggio in segreteria”, sono solo alcuni dei film diretti da lui, fino a “Immaturi: il viaggio”, sequel di “Immaturi”, uscito da poco nelle sale , già riconfermato uno dei più grandi successi cinematografici, riuscendo, nel giro di poche settimane, a sbancare i botteghini. In quest’intervista, Genovese ci svela l’universo che c’è dietro la macchina da presa e il grande lavoro che c’è dietro un film.
Paolo, cosa vuol dire essere registi?
Vuol dire tante cose, ma trovo che il cuore di questo mestiere sia quello di raccontare storie.
Quando è nata la tua passione per la regia?
E’ nata casualmente, quando ero piccolo mi piaceva girare piccoli documentari amatoriali per hobby. Poi immagazzinare immagini e ricordi, poterli assemblare insieme e metterci uno sfondo musicale, è diventata per me una passione, ma non avrei mai creduto che potesse diventare anche un lavoro. Poi successivamente lo è diventato, quando ho iniziato a lavorare in pubblicità e a girare i primi cortometraggi, i quali sono stati notati da un produttore, che mi ha proposto un primo lungometraggio. Così è iniziata la mia carriera.
Una laurea in Economia e una carriera da regista. Puoi spiegarci questo salto?
Mi sono laureato in Economia con indirizzo “tecnica del mercato pubblicitario” e nella pubblicità c’è uno studio delle immagini e della comunicazione. Avevo scelto più il ramo manageriale. E’ vero che può sembrare un salto strano, ma è pur vero che non è una strada così definita.
Quanto tempo dedichi al tuo lavoro?
Tutta la mia vita, anche perché io sono anche uno sceneggiatore, quindi mi risulta molto difficile scindere la vita privata da quella professionale, perché anche quando sto in famiglia, lavoro. Nel senso che ogni cosa può essere spunto d’ispirazione e riflessione. Anche quando sono in vacanza, se sto scrivendo una sceneggiatura, prendo appunti ed osservo. Se ci riferiamo al set vero e proprio, un film prende più o meno un anno di vita.
Cosa e chi c’è dietro la macchina da presa?
C’è tutto un lavoro enorme dietro la macchina da presa che poi va a finire nel film. Noi siamo abituati a vedere solo gli attori e a volte a conoscere il nome del regista, ma la cosa più importante che c’è dietro, è un insieme di professionisti, una troupe estremamente qualificata che riesce a portare avanti questa macchina molto complessa. Dalla persona che porta i caffè fino ad arrivare al regista, sono tutti fondamentali nella riuscita del progetto.
Ci sono nuovi progetti in cantiere?
Non ho ancora deciso. Ho diversi progetti sul tavolo, perché è appena uscito “Immaturi il viaggio” e quindi sono ancora in una fase decisionale. Sto cercando di capire quale film girare in futuro.
Quale è il film che avresti desiderato girare, ma che non hai avuto la possibilità dai fare?
Devo dire che fino ad ora sono stato molto fortunato, perché sono riuscito a realizzare tutto quello che desideravo.
Hai lavorato con numerosi attori, come Aldo, Giovanni e Giacomo, Raoul Bova, Ambra Angiolini, Luisa Ranieri, Ricky Memphis, Nicolas Vaporidis e molti altri ancora. Chi tra questi ti ha colpito maggiormente?
Ogni attore ti colpisce per qualcosa di particolare. Ognuno ha delle sue caratteristiche che ti rimangono. All’inizio ho lavorato con Pierfrancesco Favino, Carlo delle Piane e Valerio Mastrandrea e tutti e tre mi hanno molto colpito per l’attenzione posta sul personaggio e sulla sceneggiatura. I ragazzi di “Immaturi” mi hanno invece colpito per l’estrema dedizione al lavoro.
Quali emozioni provi quando vedi il prodotto finito?
La prima visione con il pubblico sul grande schermo è un’emozione davvero molto forte, perché capisci che tutto i sacrifici e tutto il lavoro svolto, tutto quell’anno trascorso a lavorare a quel film, hanno finalmente un senso. Perché non c’è, in questo lavoro, un risultato intermedio. Prima della proiezione non è nulla, quando lo vedi in sala, è qualcosa di compiuto ed è molto emozionante.
Quale critica ti ha fatto più male?
Non mi fanno male le critiche negative, ma quelle critiche che non capiscono il film. Quelle critiche per cui il film viene giudicato per altro, rispetto a quello che è. La critica negativa non mi disturba, mi disturba la critica che non capisce lo spirito del film.
Quando non lavori, come trascorri il tuo tempo libero?
Mi piace trascorrere il mio tempo libero con gli amici.
C’è un errore che non rifaresti?
Secondo me, nella vita ci sono scelte giuste e scelte sbagliate, entrambe ti portano a diventare quello che sei. Le scelte sbagliate magari ti possono portare ad aprirti una strada che poi si rivela quella giusta. Ora sono soddisfatto del mio lavoro, quindi non potrei dire quale sia stata una scelta sbagliata.
Puoi raccontarci qualche strano vezzo di qualche attore che hai diretto?
Carlo Delle Piane, è un attore molto igienista, non tocca niente e nessuno. Non stringe le mani a nessuno, cerca di non avere contatti fisici con le persone, ma poi quando si batte il ciak, è come se dimenticasse tutto e diventa un’altra persona.
Come nasce un film?
Un film nasce da un’idea, da un soggetto che poi viene presentato ad un produttore, se a quest’ultimo piace, si crea una sceneggiatura e poi si susseguono le diverse fasi di produzione.
Credi che questa crisi economica stia colpendo anche il settore culturale?
Necessariamente sì, sta scolpendo tutti i settori e sta portando il pubblico a diventare più selettivo e quindi, bisogna offrire al pubblico un prodotto di qualità, altrimenti non si sopravvive sul mercato.
Hai dei modelli di riferimento?
No, non ho dei modelli a cui mi ispiro. Ogni artista se è tale, osserva tutto e tutti e poi lo rielabora, creando un qualcosa di nuovo e di originale. Ma se devo indicarti uno stile, mi piacciono molto le commedie inglesi.
Botta & Risposta
Presente, passato o futuro: Non so rispondere
Cosa non sopporti nella gente: L’indifferenza
Una triste verità o una bella bugia? Sempre meglio una triste verità
La persona che stimi di più: Ce ne sono troppe e in troppi campi
Citazione preferita: “Per fare un buon film ci vogliono tre cose: una buona sceneggiatura, una buona sceneggiatura, una buona sceneggiatura”
Libro sul comodino: Ce ne sono troppi, perché non inizio mai un libro per volta, ma mi piace leggerne tanti contemporaneamente.









