Niccolò Macchiavelli, Storico, Scrittore e Filosofo
Niccolò Macchiavelli nacque a Firenze nel 1469.
La famiglia paterna nobile ma decaduta gli conferì un’ampia e approfondita formazione culturale umanistica, pur non conoscendo il greco.
Nel 1476 Niccolò Macchiavelli cominciò a studiare latino. Opere in questa lingua esistevano nella biblioteca paterna: la I Deca di Tito Livio e quelle di Flavio Biondo, opere di Cicerone, Macrobio, Prisciano e Marco Giuniano Giustino.
Il 18 febbraio 1498 presentò la propria candidatura a segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina, ma gli fu preferito un candidato savonaroliano. Pochi giorni dopo la fine dell’avventura politica e religiosa del frate ferrarese, il 28 maggio Machiavelli fu nuovamente designato ed eletto il 15 giugno dal Consiglio degli Ottanta.
Niccolò Macchiavelli svolse delicate missioni diplomatiche presso la corte di Francia, la Santa Sede e la corte imperiale di Germania , che lo aiutarono a sviluppare il suo sistema di pensiero.
Fin dalla giovinezza Niccolò Macchiavelli esplorò i più diversi filoni della letteratura volgare scrisse canti sboccati e vivaci, inserendosi da protagonista nella discussione sulla “questione della lingua”. Il pensiero politico di Machiavelli si sviluppa da un’attenta osservazione della realtà nel suo concreto accadere, da cui si sforza di ricavare delle leggi universali concretamente sperimentabili. L’evoluzione del pensiero politico approda in un’immagine conflittuale dell’uomo nella storia, dove la razionalità viene ostacolata dalla forza delle passioni, in un continuo e drammatico scontro con gli altri e con le cose.
Nel 1513, dopo un complotto fallito, venne arrestato e torturato. Poco dopo l’elezione di Papa Leone X gli fu finalmente concessa la libertà.
Da quel momento Niccolò Macchiavelli si ritirò a Sant’Andrea, nella sua proprietà. In quella sorta di esilio scrisse le sue opere più importanti. Cominciò a scrivere i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio che interruppe per dar vita alla stesura del suo lavoro più noto: ”Il Principe” dedicato in un primo momento a Giuliano de’ Medici e, dopo la morte di questi nel 1516, a Lorenzo de’ Medici.
A questo testo spesso venne associata la frase “il fine giustifica i mezzi”( che mai pronunciò).
Niccolò Macchiavelli non “giustificava” nulla, le sue furono solo valutazioni, in base ad un altro metro di misura, se i mezzi utilizzati sono adatti a conseguire il fine politico, l’unico fine da perseguire è il mantenimento dello Stato.
Morì il 21 Giugno del 1527.
OPERE di Niccolò Macchiavelli
-Discorso fatto al magistrato de’ Dieci sopra le cose di Pisa, (1499)
- Parole da dirle sopra la provvisione del danaio, (1503)
- Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, (1503)
- Ritratto delle cose di Francia (1510)
- Ritratto delle cose della Magna (1512)
- Il Principe, (1513)
- Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, (1513 –1519)
-Dell’arte della guerra, (1516 – 1520)
- La vita di Castruccio Castracani da Lucca, (1520)
- Istorie Fiorentine, (1520 – 1525)
- Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua
- Decennali
- La mandragola, (1513)
- Belfagor arcidiavolo (1518 – 1527)
- Epistolario (1497 – 1527)
- L’asino d’oro (1517)









