Alessandro Perissinotto, “Mi Piace Creare Romanzi Appassionati”
Alessandro Perissinotto è uno scrittore italiano, autore di numerosi romanzi polizieschi e di natura politica, tra i quali “Per vendetta”, “L’anno che uccisero Rosetta”, “Al mio giudice” e “Semina il vento”, il suo ultimo romanzo pubblicato nel 2011. E’ autore anche di numerosi saggi. L’erosione delle libertà democratiche da parte del potere finanziario e industriale, questo l’ultimo tema che lo affascina e su cui sta provando a costruirci un romanzo. In attesa della pubblicazione, Alessandro Perissinotto si racconta in quest’intervista.
Per quale motivo hai iniziato a scrivere?
Credo che il motivo per cui ho iniziato sia lo stesso per cui continuo a scrivere: la voglia di inventare mondi, situazioni, personaggi. Questo era ciò che mi animava a 12 anni, quando ho fatto i primi (tremendi) tentativi di scrittura. Col tempo, a quella prima puerile motivazione, si è aggiunto il desiderio di costruire situazioni emblematiche, che parlino delle cose in cui credo senza la pesantezza del linguaggio saggistico.
Da cosa trai ispirazione per i tuoi libri gialli?
Per i polizieschi, ma anche per i “romanzi-romanzi” (i miei ultimi due libri non sono dei polizieschi, ma piuttosto dei romanzi politici), l’ispirazione nasce sempre dalla cronaca. Non necessariamente dalla cronaca nera, ma semplicemente da “quel che succede intorno”.
Oggi la realtà è più efferata della fantasia, è difficile scrivere un libro originale?
Sì, è difficile scrivere un libro originale non tanto perché la realtà superi la fantasia (questo è sempre accaduto), ma perché siamo continuamente investiti da un flusso narrativo diffuso (film, telefilm, romanzi, fumetti, ma anche notiziari e indagini giornalistiche che spesso assumono le caratteristiche del racconto). In tutto questo raccontare è difficile inseguire l’originalità assoluta. D’altra parte, se si eccettuano pochi eletti, nessuno di noi ha vite originali. Io credo dunque nelle storie che assomigliano alla vita e mi assumo il rischio della scarsa originalità: voglio creare romanzi appassionanti, non necessariamente originali.
Ti sei mai bloccato davanti ad una pagina bianca? E in che modo riesci a superare il black-out?
Generalmente io pianifico la mia scrittura costruendo scalette molto elaborate, dunque non ho mai di fronte a me una vera pagina bianca, so sempre ciò che dovrei scrivere. Quello che mi manca, talvolta è la voglia di scrivere: una bella pista da sci o una bella giornata in montagna riescono a cancellare ogni ispirazione.
C’è un momento e un luogo particolari in cui ti piace scrivere?
Non ho momenti particolari, quanto ai luoghi, mi piace scrivere all’aria aperta, in particolare su un tavolo di cemento nella frazione Lities (comune di Cantoira – TO) (v. http://www.marieclaire.it/Attualita/Silenzio-qui-si-scrive/Alessandro-Perissinotto) o nella stazione di arrivo di una seggiovia abbandonata nelle Alpi francesi.
A quale personaggio dei tuoi libri sei più affezionato?
I personaggi sono come i figli: non c’è mai il preferito. E se c’è, non lo si dice.
Hai ricevuto molti “no” dalle case editrici, prima del successo? E come hai reagito?
Ho inviato il mio primo libro a tre case editrici: due non mi hanno risposto, la terza me lo ha pubblicato (dopo 3 anni). Non ho reagito, ho solo aspettato. Ma sono ancora grato alla casa editrice Sellerio per quel sì, arrivato come un fulmine a ciel sereno.
Per uno scrittore è difficile emergere in Italia?
Sì, lo è più che in altri Paesi. In Italia tutto passa attraverso la televisione, tutto, la peggior politica e il miglior romanzo: bisogna arrivare nei programmi giusti e questo è estremamente difficile.
Chi ha sempre creduto in te? E di chi temi più il giudizio?
Ho avuto alcune persone, nelle case editrici, che hanno creduto in ciò che scrivevo: la fiducia dell’editore è fondamentale per uno scrittore. Ovviamente, il giudizio più temuto è quello del pubblico.
Hai nuovi progetti in corso di cui vorresti renderci partecipi?
L’erosione delle libertà democratiche da parte del potere finanziario e industriale: è questo il tema che mi sta a cuore in questo momento. Appena riuscirò a far incarnare queste problematiche nella vita di un personaggio, nascerà un nuovo romanzo.
Caratterialmente, sei un tipo tenebroso oppure solare?
Sono un montanaro, questo vuol dire che sono spesso allegro, ma in modo molto riservato.
Se la tua vita fosse un libro, quale sarebbe?
Dev’essere un libro che non ho ancora letto, altrimenti saprei già il finale. Ma se è un libro che non ho ancora letto non so dire qual è.
C’è qualcosa di autobiografico nei tuoi libri?
Tendo a ridurre al massimo la pulsione autobiografica. Di tanto in tanto, mi ritaglio qualche cameo, come il ruolo del marito di Anna Pavesi nella trilogia a lei dedicata.
Botta & Risposta
Scrittore preferito: Primo Levi
La collezione: Da piccolo collezionavo bottigliette “mignon” di liquore. Ho resistito alla tentazione di bermele tutte
Una frase di un tuo libro: L’indulgenza degli Stati sparge sale sulle ferite aperte nella carne dei giusti. (da Per vendetta)
Penna o computer: Computer
Presente, passato o futuro? Passato
Tu in 3 aggettivi e in 3 difetti. Riservato, taciturno, appassionato. Irascibile, irrequieto, intransigente
Libro sul comodino: Faulkner. Sei racconti polizieschi
Capo d’abbigliamento preferito: Completo scuro (in città), completo da sci (in montagna), nulla (sulle spiagge della Camargue)
Da bambino dicevi: “Da grande farò….”: Lo scienziato. Mi sbagliavo
Se fossi una stagione: Inverno









