Alessandro Baronciani, Illustratore E Grafico Pubblicitario
Alessandro Baronciani, illustratore e grafico pubblicitario, ha iniziato diversi anni fa, disegnando storie a fumetti che spediva in tutta Italia per abbonamento. L’anno scorso ha scritto e disegnato il suo primo romanzo per ragazzi, intitolato Mi ricci! Edito da Rizzoli. Si tratta di una storia a tre, in cui vengono raccontati tutti gli errori del T9, il famoso dizionario che velocizza la scrittura con la tastiera del cellulare a 9 tasti. Attualmente sta lavorando ad una storia a fumetti per la Feltrinelli e sta piantando degli oleandri.
Chi è Alessandro Baronciani?
Questa è una domanda un po’ complicata. Ti rispondo con una frase di Paolo Rumiz , per cui ho illustrato il suo primo libro per ragazzi. Diceva che non sappiamo chi siamo, fino a quando non parliamo con gli altri. Solo così possiamo capire chi siamo. Ognuno di noi può scoprire se stesso e può farlo solo confrontandosi con gli altri.
Qual è stata l’esigenza che ti ha avvicinato al disegno?
Il disegno è stata sempre la mia più grande passione. Alle elementari, la mia maestra mi consigliò di frequentare la scuola del libro di Urbino. Si tratta di una scuola molto importante per il disegno e il cinema d’animazione, da cui escono tanti illustratori. Finite le medie mi ricordai della frase della mia maestra e decisi di andare ad Urbino per frequentare le scuole superiori, nonostante la distanza, gli orari e tutto il resto.
Che tipo di rapporto hai con il disegno?
Da che io mi ricordi, ho sempre disegnato. Ho cominciato da piccolino. Imitavo mio fratello mentre faceva i compiti. Mia madre mi ha raccontato che ancora non camminavo e già desideravo disegnare! Mi dicevano tutti che ero bravo, così ero sempre motivato a farlo.
Ci descrivi il tuo percorso professionale in tre tappe principali:
La prima tappa è stato l’Istituto d’Arte, ora liceo, di Urbino, poi ho proseguito facendo il corso di perfezionamento, sempre all’Istituto d’Arte, infine sono andato a Milano. Ho fatto uno stage in un’agenzia pubblicitaria, quando ancora gli stage erano un vero e proprio apprendistato. Durò un mese e poi iniziai a lavorare come visualizer, disegnavo gli story-board per gli spot pubblicitari. Successivamente sono diventato art junior, poi art director e poi sono scoppiato. Lavorare all’interno di un’agenzia era davvero pesante. Ho sempre girato col mio portfolio e quando decisi di farlo full time, andai ad aprire una partita iva. Ho lavorato tanto per la scolastica, cioè i libri di testo degli studenti, per iniziare sono il vero pane quotidiano dell’illustratore e parallelamente, producevo storie a fumetti che poi spedivo per abbonamento, in tutta Italia.
Lavori ad alcuni libri per ragazzi. Ci parli di quest’esperienza?
Ho sempre disegnato libri per ragazzi. Sto lavorando con Feltrinelli per una collana di saggistica/romanzo per ragazzi. Il primo titolo riguarda la caduta del muro di Berlino. Ho anche illustrato i libri di Mauro Corona e Skarmeta. L’anno scorso ho realizzato il mio primo romanzo per ragazzi, scritto e disegnato. Si intitola Mi ricci! Ed è uscito per Rizzoli. Si tratta di una storia a tre, in cui vengono raccontati tutti gli errori del T9, il famoso dizionario che velocizza la scrittura con la tastiera del cellulare a 9 tasti. Pubblicare questo libro è stato un piccolo grande traguardo personale; dato che di solito avevo il tre fisso sul tema di italiano.
La fantasia è una prerogativa importante ed essenziale per un fumettista. Ma quanto aiuta averla nella quotidianità?
Per me la fantasia coincide con la creatività. Forse oggi abbiamo bisogno più della creatività che della fantasia. Quando sento parlare di fantasia, arrivano sempre gli orchi, gli elfi, i draghi e le fatine. La creatività, invece, ti salva dalla quotidianità. È quella che ti aiuta a capire che, con una cassettiera dell’Ikea e due viti in più, puoi farci venire fuori un tavolino per bambini. Pensa a Munari che parlava di riutilizzo quando ancora non esisteva il concetto di riciclo. Una filosofia che viene direttamente dai nostri genitori, i quali prima di buttare qualcosa, la riciclavano 3/4 volte.
A cosa stai lavorando attualmente?
Adesso sto lavorando ad una storia a fumetti che spero uscirà per Lucca. Poi sto piantando a terra degli oleandri. Prima abitavo in un attico, al terzo piano senza ascensore, ora ho traslocato al piano terra e ho un giardino. Nel vaso non riuscivano più a vivere bene e con la neve, stavano quasi per bruciarsi le radici.
Chi è la persona che stimi maggiormente? E quella di cui temi più il giudizio?
Non so…Perché dovrei temere un giudizio? Anche tra fumettisti c’è una sana competizione, tipo Sasuke e Naruto. Se ci critichiamo è solo per spingere un po’ più in là i nostri limiti.
Il successo ti ha cambiato? E in che modo ha cambiato il tuo rapporto con genitori ed amici?
Il successo? Oh, non so se esiste il successo. Nella mia professione devi sempre produrre cose nuove, nessuno ti segue per principio. Riguardo ai miei genitori, mia mamma non ha mai ben capito cosa stia facendo, però penso sia contenta di quello che faccio. Invece quando lasciai l’agenzia pubblicitaria per mettermi in proprio, mia nonna mi chiese “Ma nella fabbrica dove lavoravi, non ti trovavi bene?”…
C’è qualcosa ti autobiografico nei tuoi fumetti?
C’è sempre qualcosa di autobiografico, come le città, i luoghi, anche perché non riesco a disegnare cose che non ho mai visto. Oltre a disegnare cose che avrei voluto accadessero nella realtà. Non so se ti è mai capitato di voler dire qualcosa a qualcuno, magari al tuo ragazzo quando vi siete lasciati, cose che alla fine ti sono venute in mente soltanto quando sei tornato a casa. Ecco, in quell’istante finisce l’autobiografia e inizia la storia. Quando dici quelle due frasi che avresti voluto dirgli e non ci sei mai riuscita. Nella sceneggiatura, nei fumetti, c’è sempre questa seconda possibilità.
C’è stato qualcuno che ti ha aiutato nel tuo percorso professionale?
I miei insegnanti di scuola. Ho incontrato tanti insegnanti che potrebbero essere definiti dei “maestri”. Un’altra persona che esattamente non è stato un vero insegnante, è colui che mi ha chiamato a fare lo stage in agenzia pubblicitaria. È Michele Tranquillini, un illustratore che lavora ancora oggi per il Corriere della Sera.
Cosa fai nel tuo tempo libero?
Disegno. Il mio tempo libero lo trascorro disegnando, a meno che non stia piantando una siepe di oleandri. Perché i disegni fatti nel tempo libero, sono diversi rispetto a quelli che fai quando stai lavorando.
Durante la tua carriera, c’è stato un momento in cui hai desiderato mollare tutto e andare via?
No, però è stato difficile il periodo in cui lavoravo come art director in agenzia pubblicitaria.
La svolta della tua vita?
Ogni volta che mi taglio i capelli per me è una svolta. Decidere così improvvisamente di cambiare così tanto, per me è una svolta.
Botta & Risposta
Cosa c’è sotto il tuo letto: Polvere.
Profumo di un viaggio: Olio di argan.
Capo d’abbigliamento preferito: Maglione di lana nera.
Ieri, oggi o domani: Venerdì, sabato e domenica.
Il più bel gesto che si possa ricevere: Un bacio.
Se fossi un peccato capitale saresti: Lussuria.
L’oggetto che non butterai mai: L’alzata.
Foto di Gabriele Nastro









